Colle FAUNIERA

Tra Valle Stura di Demonte e Valle Grana: il Vallone dell' Arma e il Colle dei Morti

Località di partenza e arrivo: Cuneo, m. 534
Lunghezza km: 97,7
Salite: Colle Fauniera (m. 2.481), km. 24,6 da Demonte (m. 780); pendenza media 6,9 %, pendenza max. 13,0 %.
Note: La salita si svolge lungo una valle solitaria ed appartata, in un magnifico scenario alpino. Discesa impegnativa fino a Castelmagno, a causa della stretta carreggiata (21/07/2011).



Cuneo, in una bella giornata estiva di fine luglio. La temperatura è perfetta per fare un giro in bicicletta: 23 gradi alle dieci del mattino. Dalla punta del “cuneo” (tale è la forma della pianta urbana) ha inizio una lunga e dritta arteria che divide in due parti la città. All’ inizio si chiama Via Roma; tra antichi portici, percorre la parte medioevale dell’ abitato. Dopo circa ottocento metri sbuca nella vasta Piazza Galimberti, un vasto rettangolo situato tra palazzi ottocenteschi. E’ il cuore della città ed anche il punto di partenza dell’ itinerario. Tra gli edifici s’ intravedono, lontane ma nitide, le montagne. Azzero il contachilometri e parto.


>>> Cuneo e la provincia "Granda"


CUNEO
Piazza Galimberti



DA CUNEO A DEMONTE
Il rettilineo prosegue esattamente sul lato opposto della piazza, ma qui diventa Corso Nizza. Quando gli edifici si diradano la via prende un altro nome (Corso Francia), ma continua ancora in direzione sud-ovest. Ben presto mi lascio alle spalle la città. La strada percorre un falsopiano quasi impercettibile; dopo cinque chilometri c’è l’ indicazione per Valle Stura, mentre al km. 8,3, alle prime case di Borgo San Dalmazzo, si trova quella per Demonte. Abbandono il lungo rettilineo voltando a destra; un paio di deviazioni, ben segnalate, consentono di evitare il centro del paese e di portarsi sulla Strada Statale n° 21. Attraversato il ponte sullo Stura di Demonte (km. 14,6) si entra nella valle omonima. Poco più avanti si passa da Gaiola (15,3), da cui si scende verso Moiola (18,0); dopo altre discese, che portano la strada nei pressi della riva del fiume, ricomincia il falsopiano ascendente. A Demonte si attraversa il centro del paese (Piazza Statuto); quasi all’ uscita dell’ abitato si trova, a destra e opposta a Piazza Filippine (mercato), la deviazione per il Vallone dell’ Arma ed il Colle Fauniera (Demonte, km. 26,2 – 1h03’27” – 24,775 km/h). Km. 0 della salita.

Demonte (CN)


>>> Cartina: dettaglio salita da DEMONTE al Colle FAUNIERA


DA DEMONTE A SAN GIACOMO
Si comincia subito a salire tra le ultime case di Demonte. Un solo tornante e pendenze modeste conducono alla località Barcia (km. 1,5), dove si trova una fontanella (sulla destra). Al km. 3,0 termina questo primo tratto di salita; qui, infatti, comincia una breve discesa. Persa un po’ di quota, la strada riprende a salire. Superata l’ indicazione per San Maurizio (km. 4,6) si arriva ad un paio di tornanti: da qui in avanti la pendenza aumenta sensibilmente, con tratti fino al 13%. Attraversate le poche case di Trinità (km. 6,2) la salita torna ad essere meno impegnativa, intervallata anche da qualche tratto in falsopiano. La prima parte del Vallone dell’ Arma risulta piuttosto incostante: salite facili, falsopiani, strappi ripidi e brevi discese che non consentono di prendere un passo regolare, ma che non richiedono neppure grandi sforzi. Un messaggio lasciato sull’ asfalto non lascia spazio a illusioni di sorta: “Siete ancora in tempo: ripensateci!”. Un tratto ancora poco impegnativo conduce a San Giacomo (km. 9,5; da Cuneo km. 35,7 – 1h48’36” – 19,724 km/h).. Mentre riempio la borraccia alla fontanella del minuscolo centro abitato, arrivano tre ragazzi in sella alle loro bici da corsa: “Non bastava la salita… ci mancava anche il vento!”. Infatti, risalendo il vallone la brezza è via via aumentata; vento debole ma contrario.

Vallone dell' Arma

DA SAN GIACOMO AL COLLE DI VALCAVERA
L’ inizio della seconda parte è facile; i primi ottocento metri percorrono un tratto che si può considerare poco più di un falsopiano poi, superata una coppia di tornanti, la pendenza aumenta fino al 7-8%. Il paesaggio cambia: gli alberi si diradano, lascando in mostra la testata della valle. La Rocca Salè e le Guglie del Monte Omo, dall’ aspetto vagamente dolomitico, svettano con le loro pareti rocciose sopra ripidi pendii d’ erba o di sassi, mentre le ultime conifere punteggiano i fianchi verdi delle coste più basse. La strada ora è più stretta, l’ asfalto più grezzo. Altri veicoli in giro non se ne vedono: sembra di pedalare su una ciclabile tra i monti! Al sesto tornante (il terzo dopo San Giacomo) la pendenza aumenta sensibilmente; nonostante ciò, un ambiente così bello aiuta a non sentire la fatica. A questo punto (km. 12,9) inizia il segmento più difficile della salita: al Colle di Valcavera mancano quasi 900 metri di dislivello e circa 10 chilometri (nei primi due la pendenza media supera il 10%). Dopo l’ ottavo tornante da San Giacomo (km. 15,7) inizia il primo tratto facile: cinquecento metri su cui si può riprendere fiato e che hanno termine poco prima del Rifugio “Carbonetto” (località Gias Cavera, km. 16,7).

Gias Cavera
(nei pressi del Rifugio "Carbonetto")

Risalito il pendio dietro il rifugio, la strada attraversa un valloncello di magri pascoli; già da un po’ di tempo si pedala allo scoperto. La pendenza varia in continuazione, ma la salita è sempre sostenuta. Poche curve, un solo tornante. Dal km. 18,1 al 18,4 si trova un ripido strappo; segue, subito dopo, un tratto di 400 metri molto più facile, ma è davvero l’ ultimo momento di “riposo”. Infatti, in corrispondenza di un grosso masso isolato (sulla destra, km. 19,3) la salita si fa ancora dura. La strada piega a sinistra e, come un sentiero di montagna, prosegue sinuosa adattandosi al terreno sottostante. La fatica è compensata dal silenzio e dalla pace che c’è intorno. Superati gli ultimi dossi (ed una casa isolata) appare sullo sfondo del cielo blu il Colle di Valcavera con le sue rocce gialle; sembra a portata di mano, ma l’ ultimo chilometro sotto il valico si rivela ancora molto impegnativo. Al Colle di Valcavera (km. 22,8, da Cuneo km. 49,0 – 3h18’32” – 14,809 km/h) alcune automobili brillano al sole, lasciate parcheggiate da escursionisti. Il vento è debole ma, essendo freddo, risulta molto fastidioso. Dal valico si stacca verso ovest una strada che prosegue (sterrata) in direzione del Colle del Mulo e della Rocca la Meja.

Parte superiore del Vallone dell' Arma:
una ciclabile tra i monti.

DAL COLLE DI VALCAVERA AL FAUNIERA
L’ ultima parte della salita al Colle Fauniera è molto breve: meno di due chilometri e poco più di sessanta metri di dislivello. Ignorata la deviazione a sinistra per il Colle del Mulo, si continua sulla stretta strada proveniente dal Vallone dell’ Arma. I primi ottocento metri si sviluppano, quasi pianeggianti, lungo una costa di rocce rotte molto chiare. Si entra nel Vallone dei Morti, dove la pendenza aumenta sensibilmente: uno strappo molto ripido (ben oltre il 10%) e lungo circa quattrocento metri, conduce tra le pareti scure di un canale roccioso. Questo passaggio, breve ma pieno di fascino, è l’ ultimo sforzo richiesto da questa splendida salita.

Vallone dei Morti

Da qui in avanti si procede su moderata pendenza; quando appare il valico la strada torna ad essere pianeggiante. Poche pedalate ancora ed ecco il Colle Fauniera, o Colle dei Morti (km. 24,6 da Demonte – da Cuneo: km. 50,8 – 3h27’10” – 14,713 km/h). Pur trovandosi ad una quota relativamente bassa (m. 2.481) il valico offre un panorama vastissimo: alcuni dossi in primo piano e una bassa cima sormontata da una croce non ostacolano troppo l’ osservazione delle catene di monti a nord e a sud. Le cime vicine raggiungono quote poco più elevate; ciò spiega anche la sensazione “aerea” che si prova guardandosi intorno.

Colle FAUNIERA (m. 2.481)
Panorama verso sud.
(Dal centro verso destra: Argentera, Monte Matto e Rocca di Valmiana)

Il luogo è silenzioso: passano anche dieci o quindici minuti prima che arrivi qualcuno. Sul piccolo spiazzo del valico si trovano parcheggiate solo due motociclette ed un' automobile; quando anche queste se ne vanno, e in giro non resta che qualche ciclista, sembra davvero di trovarsi sulla cima di qualche montagna al termine di un’ escursione a piedi. Arriva un’ automobile da cui scendono i componenti di una famiglia: tutti, i bambini per primi, si mettono immediatamente in posa davanti al monumento dedicato a Marco Pantani per la rituale foto-ricordo. Il Giro d’ Italia è passato attraverso il Colle Fauniera solo una volta (nel 1999, tappa Bra-Borgo San Dalmazzo), proveniente dall’ altrettanto impegnativo versante di Pradlèves; la tappa fu vinta da Paolo Savoldelli grazie ad un “volo” memorabile verso Demonte (recuperato lo svantaggio accumulato in salita, in discesa riuscì persino a staccare gli avversari di oltre due minuti), ma a transitare per primo al colle fu proprio Marco Pantani.

Colle FAUNIERA (m. 2.481)
Monumento a Marco Pantani


>>> Colle PANTANI ?! No, Colle Fauniera.


COLLE FAUNIERA: LA DISCESA PER LA VALLE GRANA
I primi chilometri della discesa, che si snodano tra pascoli, non consentono alte velocità; l’ asfalto è piuttosto rovinato e, anche se non ci sono veri e propri tornanti, si susseguono un’ infinità di curve e controcurve. Conviene mantenere un’ andatura tranquilla tanto per non dover frenare di continuo, quanto per evitare di trovarsi all’ improvviso sulla traiettoria dei rari veicoli che salgono dalla direzione opposta. La strada è molto stretta e spesso sembra sparire dietro le curve (due auto che s’ incrociano devono fermarsi e anche un ciclista, in tale situazione, non ha ampi spazi di manovra). Lasciata a sinistra la deviazione per il Colle d’ Esischie (km. 52,2) e superata una malga (km. 54,4 - Gias Fauniera), più avanti si arriva al Santuario di San Magno (km. 59,3), dove si trova un’ utile fontanella.

Castelmagno (CN)
Santuario di San Magno

Dopo il santuario l’ asfalto diventa più liscio ed omogeneo, benché rabberciato qua e là. Se il Vallone dell’ Arma è quasi completamente disabitato, la parte superiore della Valle Grana è disseminata di piccoli borghi che fanno capo al Comune di Castelmagno. Superata la frazione Chiotti, la carreggiata si fa più larga: da qui in poi la discesa è più agevole. La strada, sempre meno ripida, al km. 66,5 s’ infila in una gola costeggiando il corso sinuoso del torrente Grana. Si percorrono tre chilometri veloci e spettacolari tra alte pareti rocciose, talvolta rivestite dalla vegetazione del bosco.

Valle Grana:
le gole tra Castelmagno e Pradlèves.

E’ a Pradlèves (km. 72,0 – 4h04’35” – 17,663 km/h) che mi decido a togliere la mantellina e solo a Monterosso Grana (76,3), dopo aver tolto anche il gilet antivento, rimango con la maglietta; l’ aria è rimasta fresca anche nel pomeriggio. La strada spiana, ma si può continuare a pedalare con poca fatica. Attraversato il centro di Valgrana (km. 81,0) si prosegue sempre dritto fino a Caraglio, dove Via Roma conduce all’ incrocio con Via Cesare Battisti, ovvero la Statale n° 22 (Caraglio, km. 85,5 – 4h30’54” – 18,937 km/h). Seguendo le indicazioni per Cuneo, ci s’ immette su lunghi rettilinei. Superato il ponte sul torrente Grana, più avanti si attraversano San Rocco (km. 89,8) e San Defendente (91,3).

Valgrana (CN)

Nei pressi di Cuneo, al km. 93 (rotonda, località Confreria) giro a destra: mi trovo così sulla “Variante Est-Ovest” che supera lo Stura di Demonte tramite il viadotto Sarti. Qualcosa mi dice che l’ accesso alle biciclette è vietato; ormai ci sono sopra e non posso certo fare inversione su una strada come questa (col senno di poi: alla rotonda di Confreria avrei dovuto proseguire diritto per raggiungere dopo 2,3 km. il viadotto Soleri, migliore via di accesso al centro). Tra raggi di sole e profonde ombre provocate da nuvole di passaggio, sfilano sulla sinistra il profilo della città e sulla destra l’ alveo del fiume con i monti scuri in lontananza. Girando un po’ a caso alla ricerca di Corso Nizza, mi ritrovo nei pressi della stazione ferroviaria; da qui posso orientarmi facilmente e proseguire per Piazza Galimberti (Cuneo, km. 97,7 – 4h56’08” – 19,795 km/h), dove si conclude un giro breve ma molto bello.


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